«Alimentare, Watson!». Il caso del colera a Broad Street

31 Agosto 1854, Londra, Inghilterra. 616 vittime e innumerevoli casi di colera fra gli abitanti del quartiere di Soho e dintorni. Sembrerebbe l’ambientazione di un giallo del celebre detective Sherlock Holmes e del suo assistente dottor Watson, ma si tratta invece di un caso di cronaca realmente accaduto e non di un fantasioso uscito dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle.

Nel 1854 a Londra scoppiò un’epidemia di colera nel quartiere di Soho che causò 616 vittime. Il medico inglese John Snow individuò nella pompa dell’acqua pubblica situata in Broad Street la fonte del contagio. Foto di Justinc / Wikipedia

All’epoca le modalità con cui il colera si diffondeva e contagiava le persone non erano chiare: era diffusa anche nel mondo scientifico la teoria dei “miasmi”, ovvero che ci si ammalasse con l’inalazione di aria malsana.

Fu proprio in seguito a questo episodio epidemico che il medico inglese John Snow condusse una vera e propria indagine all’altezza del detective di Baker Street, ed ebbe le giuste intuizioni che lo portarono a identificare nell’acqua contaminata la modalità di diffusione del batterio.

In particolare, Snow individuò nella pompa dell’acqua pubblica situata a Broad Street la fonte del contagio, facendo una scoperta che influenzò in modo determinante la sanità pubblica.

L’indagine di Snow

Il quartiere di Soho a Londra era un quartiere molto popolato e con gravi problemi per la mancanza di un sistema fognario e di servizi igienici adeguati. C’erano numerosi pozzi neri collocati nei seminterrati delle abitazioni; dato che erano traboccanti, il governo della città decise di farli scaricare nel Tamigi, contaminando di fatto la riserva idrica di Londra e dando inizio all’epidemia di colera. L’epidemia si sviluppò principalmente fra gli abitanti del quartiere, in cui abitava anche Snow, che definì l’evento come «la più terribile epidemia di colera che sia mai avvenuta in questo Regno».

La mappa di John Snow. Analizzando il punto in cui si concentravano i decessi (identificati ognuno con un trattino nero), il dottore identificò la pompa da cui si originava la contaminazione dell’acqua con il batterio che causava il colera

Analizzando il punto in cui si concentravano i decessi il medico rilevò che la maggioranza dei casi si fosse sviluppata tra coloro che abitavano nei dintorni della pompa dell’acqua incriminata, e che i casi di contagio in chi abitava lontano da quel luogo erano riconducibili a quella precisa fonte di contagio.

Snow rilevò inoltre che i dipendenti di una distilleria di birra che si trovava nei dintorni della fonte d’acqua sospettata non avevano manifestato sintomi di malattia, benché avessero il permesso di bere un certo quantitativo di birra; capi però che non si ammalavano perché la distilleria utilizzava acqua attinta più in profondità rispetto a quella erogata dalla pompa pubblica di Broad Street.

Snow illustrò allora la sua teoria dell’acqua contaminata alle autorità cittadine, chiedendo e ottenendo la rimozione della maniglia della pompa in modo da precluderne l’utilizzo; successivamente venne accertato che oltre alla contaminazione derivante dalle acque del Tamigi, la pompa era direttamente in contatto con un vicino pozzo in cui erano stati lavati gli indumenti appartenuti ad un bambino infetto.

Placata l’emergenza però le autorità ricollocarono nuovamente la maniglia alla pompa, respingendo la teoria di Snow: la trasmissione della malattia attraverso acqua contaminata e quindi per via oro-fecale era troppo sgradevole da accettare. Soltanto decenni più tardi l’ipotesi venne rivalutata, e il suo lavoro viene oggi ritenuto uno studio fondante dell’epidemiologia.

Vicino al luogo dove era collocata la pompa causa dell’epidemia a Broad Street, in segno di riconoscenza, ancora oggi è attivo un pub intitolato alla memoria di John Snow.

Cause e sintomi del colera

Vibrione del colera, vibrio cholerae

Il colera è una malattia causata dal batterio Vibrio cholerae; è un’infezione diarroica acuta che si trasmette per contatto orale, diretto o indiretto, con feci di individui infetti oppure con acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti. Gli alimenti che possono trasmettere la malattie sono quelli crudi o poco cotti, in particolare i molluschi filtratori.

Il colera è una malattia causata dal batterio Vibrio cholerae; è un’infezione diarroica acuta che si trasmette per contatto orale, diretto o indiretto, con feci di individui infetti oppure con acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti.

Gli alimenti che possono trasmettere la malattie sono quelli crudi o poco cotti, in particolare i molluschi filtratori. Le scarse condizioni d’igiene di alcuni paesi e una mal gestione degli impianti fognari e delle reti idriche sono le principali cause di epidemie.

L’incubazione della malattia varia di solito tra i 2-3 giorni in base alla carica di batteri ingeriti. In alcuni casi le persone infettate non manifestano sintomi; quando si manifestano il sintomo prevalente è la diarrea, all’inizio acquosa e marrone e successivamente dall’aspetto ad “acqua di riso”. Altri sintomi che possono manifestarsi sono il vomito, dolori addominali e crampi alle gambe. In alcuni soggetti la perdita di liquidi continua può portare a disidratazione e shock, che nei casi più gravi può portare anche a morte, anche se i casi in cui si sviluppa una forma grave oggi sono rari.

Nei casi in cui si manifestano vomito e diarrea, è necessario provvedere immediatamente alla reintegrazione dei liquidi e dei sali minerali, e la malattia si risolve autonomamente.

Come evitare il rischio colera?

Turista beve acqua in bottiglia

Quando si visitano Paesi a rischio, il consiglio è di consumare acqua in bottiglia o quantomeno bollita, ed evitare il consumo di alimenti crudi o poco cotti. È inoltre consigliato evitare di utilizzare ghiaccio prodotto in loco per diluire le bevande.

Le epidemie possono essere evitate con azioni di prevenzione a livello di igiene pubblica, quali la gestione adeguata dell’acqua potabile e dei sistemi fognari.

Quando si visitano Paesi a rischio, il consiglio è di consumare acqua in bottiglia o quantomeno bollita, ed evitare il consumo di alimenti crudi o poco cotti. È inoltre consigliato evitare di utilizzare ghiaccio prodotto in loco per diluire le bevande.

In generale, non solo per la prevenzione del colera, risulta di fondamentale importanza il lavaggio delle mani con un detergente, oltre che la cura dell’igiene prima e durante la preparazione degli alimenti o prima dell’assunzione di cibo.

Riferimenti

Nessun commento a "«Alimentare, Watson!». Il caso del colera a Broad Street"

    Commenta

    Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.