Dolcificanti artificiali: sono efficaci per dimagrire?

L’abuso di zuccheri (saccarosio e fruttosio) è ritenuto essere tra i responsabili della diffusione dell’obesità che coinvolge l’Occidente.

Di conseguenza, i dolcificanti artificiali poco calorici sono considerati “salutari” da parte dei consumatori e scelti con l’obiettivo di ottenere la perdita o il mantenimento del peso corporeo.

Ma quali sono i dolcificanti artificiali e soprattutto, possono essere davvero utili nella riduzione del peso?

Dolcificanti artificiali: quali sono

La saccarina

Saccarina

La saccarina è il più antico dolcificante artificiale. È rimasta a lungo un prodotto speciale per diabetici, fino all’esplosione dell’industria dei dolcificanti.

La saccarina, il più antico dolcificante artificiale, è stata casualmente scoperta da Constantine Fahlberg presso la Johns Hopkins University nel 1879, mentre lavorava su derivati del carbone.

La saccarina è rimasta a lungo un prodotto speciale per diabetici.

La difficoltà di reperimento di zucchero durante la seconda guerra mondiale prima, il cambiamento dei canoni estetici dovuto all’apprezzamento di figure femminili longilinee dopo, hanno fortemente favorito lo sviluppo dell’industria dei dolcificanti e il ricorso a sostituti dello zucchero anche da parte della popolazione sana.

Il ciclamato

Come nel caso di altri composti chimici, anche i dolcificanti sono stati guardati con sospetto dalla comunità scientifica internazionale a causa dei risultati di controversi esperimenti che ne suggerivano un potenziale effetto tossico o cancerogeno.

Il dolcificante ciclamato, ad esempio, scoperto nel 1937 da Michael Sveda alla University of Illinois, è stato utilizzato per molto tempo in miscela con la saccarina, allo scopo di migliorarne il retrogusto

Nel 1969 è stato bandito a causa delle sue ipotizzate proprietà cancerogene, ma in seguito il legame tra ciclamato e cancro è stato confutato da studi successivi e il bando rimosso.

L’aspartame

Aspartame

A differenza degli altri dolcificanti artificiali l’aspartame può essere metabolizzato. Pertanto, non è strettamente non calorico (4 Kcal/g) ed è controindicato alle persone con fenilchetonuria (una malattia genetica rara correlata al metabolismo dell’aminoacido fenilalanina).

Nel 1965 James Schlatter scoprì l’Aspartame lavorando sulla formulazione di farmaci anti ulcera presso l’azienda farmaceutica “Searle”.

A differenza degli altri dolcificanti artificiali l’aspartame può essere metabolizzato. Pertanto, non è strettamente non calorico (4 Kcal/g) ed è controindicato alle persone con fenilchetonuria (una malattia genetica rara correlata al metabolismo dell’aminoacido fenilalanina).

L’aspartame ha un potere dolcificante circa 200 volte superiore a quello del saccarosio; per questo motivo viene assunto in piccole quantità, rendendo trascurabile il suo apporto calorico.

Altri dolcificanti

Nel panorama generale, altri dolcificanti sono stati progettati e approvati: tra questi il neotame, approvato nel 2002, è il più potente dolcificante presente sul mercato (7.000 volte la dolcezza del saccarosio).

Altri esempi sono l’acesulfame potassio approvato nel 2003 e il sucralosio, approvato nel 1999.

I dolcificanti non fanno dimagrire!

Gli ultimi decenni hanno visto una rilevante crescita del numero di prodotti alimentari contenenti dolcificanti artificiali non calorici, come conseguenza dell’elevato consumo degli stessi da parte dei consumatori.

Tutti gli studi epidemiologici fin ora condotti però dimostrano la scarsa efficacia dei dolcificanti nel controllo del peso corporeo. Al contrario, ne suggeriscono il coinvolgimento nell’aumento del peso!

Come mai?

È ampiamente dimostrato come il sapore dolce agisca aumentando la sensazione di appetito. Questo effetto è ancora più potente in caso di assunzione di dolcificanti ipocalorici o di alimenti che ne contengano.

Sensazioni di ricompensa emotiva e di piacere

Il sapore dolce agisce aumentando la sensazione di appetito. La mancanza di apporto calorico da parte dei dolcificanti rende parziale la soddisfazione ottenuta, inducendo la ricerca di altro cibo dal quale attingere la componente calorica mancante.

È noto, infatti, che l’assunzione di cibo sia correlata all’attivazione di circuiti cerebrali connessi a sensazioni di ricompensa emotiva e di piacere: questi dipendono sia dalla fase sensoriale (odore, gusto e consistenza del cibo) che dai prodotti del metabolismo degli alimenti (nutrienti e calorie prodotte).

La mancanza di apporto calorico da parte dei dolcificanti potrebbe eliminare la componente post-ingestiva, rendendo parziale la soddisfazione ottenuta e inducendo la ricerca di altro cibo dal quale attingere la componente calorica mancante. In genere questo contribuisce a causare un aumento della quota calorica giornaliera con conseguente contributo all’aumento di peso.

Dipendenza da zucchero

Inoltre i dolcificanti artificiali, proprio perché dolci, hanno la potenzialità di incoraggiare il desiderio e la dipendenza da zucchero.

È nota, infatti, l’esistenza di una forte correlazione tra la consuetudine di una persona ad assumere alimenti con un certo sapore e l’aumento della preferenza per quel dato sapore, sia esso dolce o salato e indipendentemente dall’intensità dello stesso.

Questo meccanismo anche uno dei fattori della dipendenza da merendine e bibite dolci, che contribuisce all’aumento dell’obesità e del sovrappeso in età evolutiva.

Educare il gusto

Il gusto può essere educato alla riduzione dell’intensità di un sapore, compreso quello dolce, attraverso la riduzione generale degli alimenti naturalmente o artificialmente dolci.

Solo in questo modo è possibile evitare di incorrere nei fenomeni di compensazione sopra descritti.

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